The invisible woman and the axis camera

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This post follows the original “philosophy”377 of this blog. Sometimes, when I think about a technique or a skill I consider interesting, I also imagine a real-life scenario where this technique can be applied (and seems I’m not the only one378…).

So, why not combining technical explanations with realistic stories, avoiding the usual, and sometimes boring, article style?

An excellent example of this is the Stealing the Network379 series. Especially the first book How to Own the Box380, composed by several stand-alone episodes, mix in a perfect way commands, exploits and traffic dumps with captivating stories: an entertaining reading for both experienced non-expert audiences.

Of course I don’t consider myself as good as the authors of the series, especially when it comes to write a story in a language that is not mine. What follows is just a modest experiment, done largely for the pleasure of writing. Feel free to report any errors, grammatical or not.

If you are only interested in technical subjects, the story includes a security camera hijack via real-time image alteration, some interesting tricks with ARP packets (of which one is probably unedited), and a bit of physical penetration test.

I hope you’ll like it…

Anti-aircraft Artillery

After all, entering the internal network wasn’t difficult…

When we initially identified a WEP wireless network, we wanted to seize that low-hanging fruit and avoid direct contacts with the customer as long as possible. But the enthusiasm was short-lived.

“Aren’t you planning to crack that network, are you?” said GrayFog in a tone of disapproval, “According to the Mac address, the access point is a SonicWALL. Maybe they have maintained an obsolete encryption for backward compatibility issues, or maybe not. “
GrayFog is our remote support, the fact he’s a paranoid type by nature makes him particularly suitable for this role.
“Do you think it’s an honeypot?”  I replied. “I think nothing, my lord. But you know, Curiosity Killed The Cat…”

When he starts to quote I feel an irresistible urge to beat him, but, as we discovered later, his advice was correct. The wireless network was kept under control, and any attack would have been detected immediately381, if not actively blocked (apparently there’s a reason for the price of SonicWALL products…)

Despite this drawback, we could have tried to decrypt the traffic in a passive manner, but since network traffic was very low, it would have taken a long time. However I had an ace up my sleeve.

“Since you are in citation mode, who said ‘In battle one engages with the orthodox and gains victory through the unorthodox’?”  Just a rhetorical question… “Are you kidding? Sun Tzu, The art of war.”
“Returning to more concrete things, do you have a plan Luna?” For the first time Daniel was talking, my partner in physical operations.
“Yes, I do. But we must get our hands dirty, something low-tech.”

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Vita da sviluppatore BackTrack (ovvero come fingere di avere un esistenza emozionante)

Almeno il logo fa la sua figura :)

Almeno il logo fa la sua figura :)

Come avrete già compreso dal titolo questo post contiene una vena sarcastica. Talvolta ci capita di ricevere email piuttosto “particolari”, del tipo: “Ragazzi siete fantastici! Ma cosa fate tutto il giorno?” (il che potrebbe suonare come un insulto, ma noi non siamo molto suscettibili…), oppure: “Vi stimo fratelli, includete anche il mio programma in backtrack???”.

Questo post nasce da alcune riflessioni in seguito a questi folkloristici messaggi. Cerchero’ di rispondere ad alcuni dubbi che molti hanno (“ma chi gestisce il repository? Ognuno include quello che vuole?!?”, e di solito segue: “ma se e’ cosi, che vi costa aggiungere il mio t00l super c00l, scritto in visual basic?”).

Vediamo com’é veramente la vita da sviluppatore BackTrack…

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The no-tech way

A Oxford ho avuto modo di passare un po’ di tempo in libreria. State gia’ pensando: “Ma allora cosa ci sei andato a fare in Inghilterra…”? Be’ non fate quelle facce. All’interno dell’edificio c’era di tutto, si poteva leggere comodamente seduti in poltrona, sorseggiare le bevande distribuite dal bar interno e poi comprare i libri senza fretta… Non male vero?

Comunque, tra la carrellata di libri che ho preso (i prezzi erano veramente buoni), me ne e’ capitato uno che ha, diciamo, cambiato il mio approccio alla sicurezza. Forse dal titolo dell’articolo qualcuno avra’ gia’ intuito che si tratta di “No Tech Hacking” di Johnny Long. Non e’ un libro particolarmente intenso, infatti molte parti sono costituite da immagini, ma espone interessanti punti di vista. Fa comprendere che le tecniche piu’ semplici, e rigorosamente a bassa o nulla tecnologia, sono spesso molto piu’ potenti ed efficaci di quelle altamente sofisticate. Diciamo che mi ha convertito alla no-tech way, e la storia seguente illustrera’ alcune peculiarita’ di questa “filosofia”.
Buona lettura!

Camminando tranquillamente per strada…

Spesso mi capita di svolgere tranquillamente le mie attivita’ quotidiane: passeggiare per strada, fare compere nei negozi, visitare locali pubblici; quando all’improvviso un piccolo input scatena ragionamenti contorti nella mia mente, su cose che hai i “comuni mortali” con cui sono a contatto ogni giorno (io lo considero un termine affettivo), appaiono fantascienza. Deformazione professionale? Probabilmente… E’ solo che dopo aver compreso fino a dove ci si possa spingere, avendo solamente la giusta attitudine, molte cose smettono di stupirti.

Acceca e colpisci

Sto uscendo adesso da un negozio, con i sacchetti della spesa in mano. La mia casa non e’ lontana, e oltre a farmi fare un po’ di esercizio fisico, il tragitto mi permette di riflettere su quello che vedo. Negli ultimi anni, ad esempio, e’ avvenuta una moltiplicazione delle telecamere di sorveglianza nei locali pubblici, e ancora piu’ preoccupante, all’esterno. Anche i privati ormai si affidano al falso senso di sicurezza che le CCTV infondono.

Purtroppo nella mia esperienza queste prevengono solo furti da parte di “ladri hobbysti”, ma non intimoriscono affatto un professionista. Basti pensare alla loro disposizione, che spesso non e’ razionale e include ampie zone morte.

Ma anche considerando l’assenza di zone d’ombra, si puo’ facilmente rendere cieco un breve segmento del perimetro, che separa l’attaccante dall’obiettivo. Basta un fascio di luce abbastanza intenso da rendere cieco l’obiettivo della videocamera, o almeno impedire la raccolta di immagini utili. Il costo degli strumenti? Da non piu’ di 200 euro fino a poche monete… Ecco il nostro armamentario:

Pistola a mano...

Pistola a mano...

... o fucile da cecchino?

... o fucile da cecchino?

Un semplice laser, venduto a pochi euro, puo’ servire allo scopo, e insieme a un mirino (e magari a un piedistallo, per potersi allontanare dall’apparecchio) si possono accecare i punti strategici e attraversare la zona senza essere ripresi. Con laser piu’ potenti e addirittura possibile rovinare definitivamente la telecamera, in modo che non possa riprendere anche dopo la fine dell’attacco. Esistono dei filtri per contrastare questo tipo di problema, ma ovviamente non sono perfetti, e aumentano di molto il prezzo della telecamera…

Real World Denial of Service

Un’altra categoria di attacchi che adoro sono gli attacchi di “denial of service”, nel mondo reale. Puo’ sembrare strano a sentirlo, ma questo genere di attacchi e’ sempre stato usato dall’uomo. Invece di basarsi su punti deboli di protocolli o software, i RWDoS sfruttano lacune nei dispositivi di sicurezza e nel comportamento umano. Potreste capire meglio con qualche esempio…

Poco tempo fa, un mio amico che gestiva un negozio installo’ un impianto antifurto, in seguito a ripetute intrusioni notturne nel negozio. Per diversi mesi non si verificarono furti. Poi un pomeriggio, un’ora prima dell’orario di chiusura, l’allarme scatto’. Arrivo’ in poco tempo una pattuglia della polizia, ma accertatasi che non si era verificato nessun furto, spinse il titolare a chiamare l’assistenza per l’antifurto. Dopo una mezzora arrivarono i tecnici, ma, dato che dal breve sopraluogo non riuscirono a individuare la causa del guasto, dissero che sarebbero venuti l’indomani a sistemarlo con piu’ calma. Durante la notte i ladri ebbero via libera e poterono agire indisturbati…
Cos’era successo? Poco prima dell’orario di chiusura un ladro danneggio’ in modo sottile i cavi che collegavano l’impianto alla polizia, in modo che non potesse essere inviato l’heartbeat (letteralmente il “battito di cuore”)che indica il corretto funzionamento del dispositivo. Essendo il danno subdolo non fu individuato subito, e la riparazione fu rimandata, in quanto considerata non banale. E cosi’ i ladri ebbero il negozio a loro disposizione.

Ma forse non e’ questo l’esempio migliore di RWDoS. Pensate a un recinto con sensori di movimento, che ne prevengono la scalata e lo scavalcamento. Un possibile intruso potrebbe muovere il recinto e poi nascondersi. La guardia allertata controllerebbe la situazione, ma non troverebbe niente di sospetto. Dopo che ripetute volte l’attaccante attiva l’allarme, e nessuna di queste e’ seguita da un tentativo di intrusione, la guardia potrebbe pensare che i sensori sono guasti, e cosi’ disattivarli.
Spesso non e’ nemmeno necessario l’intervento attivo di un intrusore, per far spazientire gli addetti alla sicurezza. Impianti come sensori di movimento a infrarossi o a vibrazioni, sono regolarmente disattivati in giornate di pioggia, neve o anche solo ventose, per via dei numerosi falsi allarmi.

Il morale della favola

Spesso le misure di sicurezza adottate nel mondo reale sono a un livello decisamente piu’ basso di quelle virtuali. Un attaccante intelligente non perde tempo con crittografia, scansione di reti, uso e sviluppo di exploit, quando ci sono punti estremamente deboli che aspettano solo di essere sfruttati. Nel mondo reale, come in quello virtuale, bisogna conoscere i limiti delle singole misure di sicurezza, per poter sviluppare una corretta “Security in deep”.

Risorse:

Router Odissey

Era una delle prime giornate di Settembre. Camminando per strada un vento fresco sbatteva contro la pelle non ancora coperta, scatenando brividi leggeri. A Luca questa sensazione é sempre piaciuta, insieme all’aria nuova che questo periodo porta con sé. “Anche qui in città l’aria sembra più frizzante…”, pensò, e sorrise perché questi piccoli cambiamenti lo mettevano di buon umore. Era questo il mese migliore da passare in città: l’estate volge al termine insieme all’afa e alla sensazione di essere perennemente sudati, lasciando il posto a giorni più miti in cui anche l’energia e l’entusiasmo sembrano tornare.

A volte anche oggetti banali possono nascondere segreti interessanti…

“Devo procurarmi un altro router adsl, altrimenti mi sento tagliato fuori…” Il giorno prima, vinto dalla noia e dalla curiosità aveva deciso di esplorare più a fondo il suo router. Forse non sapete che la maggior parte dei ‘networked devices’ in commercio, tra cui router, modem e addirittura alcune stampanti utilizzano come sistema operativo una qualche versione alleggerita di Linux o di NetBSD. Probabilmente se vi venisse voglio di eseguire una scansione con Nmap del vostro modem adsl ricevereste un output simile a questo:

Starting Nmap 4.76 ( http://nmap.org ) at 2009-02-01 15:35 CET
Interesting ports on 192.168.1.1:
Not shown: 995 closed ports
PORT     STATE SERVICE
21/tcp   open  ftp
22/tcp   open  ssh
23/tcp   open  telnet
80/tcp   open  http
5431/tcp open  unknown
Device type: Router|WAP
Running: Linux 2.4.X
OS details: Linux 2.4.20 - 2.4.24
Network Distance: 1 hop

Questo era ciò che diceva Nmap riguardo al suo vecchio modem. Era un Trust MD-5700, con funzionalità di access point wireless. Luca aveva già dato un’occhiata all’interfaccia web per configurare la sua connessione adsl e la rete locale, quindi adesso si diresse deciso verso la porta 22. Telnet non gli piaceva: oltre a essere estremamente insicuro per la mancanza di cifratura aveva la fastidiosa abitudine di trasmettere carattere per carattere, rendendo le sessioni testuali simili a una partita all’ultimo titolo della EA su una vecchia GeForce 2.

ssh root@192.168.1.1

Dopo la solita richiesta del client ssh riguardo al fingerprint della chiave del nuovo host, lo accolse la shell fornita da BusyBox. “Cominciamo a dare un’occhiata in giro…”

BusyBox v0.61.pre (2005.05.30-08:31+0000) Built-in shell (ash)
Enter 'help' for a list of built-in commands.

“Per prima cosa ho bisogno di sapere alcune informazioni sul kernel usato e sull’architettura del processore.”

# ls
bin etc proc usr dev lib sbin var

“Sembra che il filesystem proc sia montato, vediamo se é in grado di darmi le informazioni che voglio”

# cat /proc/version
Linux version 2.4.17_mvl21-malta-mips_fp_le (guest1@localhost) (gcc version 2.95.3
20010315 (release/MontaVista)) #1 Thu Mar 25 18:10:36 CST 2004
# cat /proc/cpuinfo
processor               : 0
cpu model               : AR7 V1.0
BogoMIPS                : 203.81
wait instruction        : no
microsecond timers      : yes
extra interrupt vector  : yes
hardware watchpoint     : yes
VCED exceptions         : not available
VCEI exceptions         : not available

“Vediamo… La versione di Linux é MontaVista!”. MontaVista é una distribuzione commerciale per dispositivi embedded che sta risquotendo un notevole successo. Sul sito http://www.mvista.com/ non é disponibile molta documentazione. Si può richiedere un live cd per la valutazione dei prodotti, contenente anche un ide basato su Eclipse per lo sviluppo embedded, DevRocket. “Sarebbe interessante provare averne una copia, ma qui in Italia non so in quanto tempo arriverà il cd, se arriverà”.

Il processore era un AR7, con architettura MIPS. Naturalmente, su questi sistemi, BusyBox e gli altri programmi utilizzano uclib, una libc più leggera della classica glibc. “Sarebbe divertente se potessi far girare alcuni miei programmi sul router; non so, anche un semplice client IRC, giusto per il gusto di farlo… “ Dopo una breve ricerca con google, e qualche download inutile (binari compilati per vecchie versioni di Linux, non compatibili con le attuali), trovò http://www.uclibc.org/downloads/binaries/ , da dove é possibile scaricare diversi toolchain per la cross-compilazione verso svariate architetture. Luca scaricò cross-compiler-mipsel.tar.bz2.

Come rompere un router, in pochi, semplici passi…

Dopo aver scompattato l’archivio si ottiene una directory con all’interno i tools necessari. Gcc, objdump, e svariati altre utility erano li in attesa che qualcuno le utilizzasse per compilare qualcosa. “Vediamo… Potrei cominciare con il fare il porting di un programma già esistente, ma che sarebbe utile far girare su un networked device… Si, perché no?” Indirizzò il suo browser verso l’indirizzo netcat.sourceforge.net. “Netcat non é un programma che utilizza librerie particolari, anche l’ultima versione dovrebbe andar bene.”

Una volta scompattato anche netcat Luca guardo con un po’ di disappunto il contenuto della directory creata. “Uff, utilizza gli autotools. Speriamo che sia possibile compilare il programma anche senza.” Passò alla cartella dei sorgenti, c’erano qualche file .c e qualche header. “Proviamo con una compilazione standard.”

mipsel-gcc *.c -o nc

Il compilatore si lamentò del fatto che nel file misc.h VERSION non era definito. Luca aggiunse una definizione personalizzata:

#define VERSION "v 7.0 MIPSle, by TheRouterHacker"

Questa volta la compilazione andò a buon fine, a parte qualche warning per la mancanza delle “random routines”. Non che fosse importante… Luca tornò alla sessione ssh. Scaduto il tempo il router lo aveva disconnesso, quindi provide a riautenticarsi. Era venuto il momento di testare il suo esperimento.

Per esigenze di aggiornamento firmware quasi tutti i router basati su un sistema *nix includevano alcuni strumenti standard per lo scaricamento di file o l’upload di file, infatti sia wget che un client tftp erano pronti per essere usati. “Non ho voglia di mettere su un server web per il trasferimento di un singolo file, vediamo se mi ricordo ancora qualche trucchetto con tftp.”

pc# netwox 167 -r netcat/src/
router# cd /var/tmp && tftp -g nc 192.168.1.5

Netwox é un programmino che a volte può tornare utile. Include circa 200 funzioni, e la 167 é un piccolo server tftp; soluzione semplice e veloce… Sul router dovette cambiare directory perché solo il ramfs /var é scrivibile, il resto é montato read-only come squashfs. Il problema é che le modifiche spariscono dopo un riavvio del dispositivo, ma per adesso questo non é importante.

router# chmod +x nc
router# ./nc -h
GNU netcat v 7.0 MIPSle, by TheRouterHacker, a rewrite of the famous networking tool.
Basic usages:
connect to somewhere:  ./nc [options] hostname port [port] ...
listen for inbound:    ./nc -l -p port [options] [hostname] [port] ...
tunnel to somewhere:   ./nc -L hostname:port -p port [options]

Mandatory arguments to long options are mandatory for short options too.
Options:
  -c, --close                close connection on EOF from stdin
  -e, --exec=PROGRAM         program to exec after connect
  -g, --gateway=LIST         source-routing hop point[s], up to 8
  -G, --pointer=NUM          source-routing pointer: 4, 8, 12, ...
  -h, --help                 display this help and exit
  -i, --interval=SECS        delay interval for lines sent, ports scanned
  -l, --listen               listen mode, for inbound connects
  -L, --tunnel=ADDR : PORT   forward local port to remote address
  -n, --dont-resolve         numeric-only IP addresses, no DNS
  -o, --output=FILE          output hexdump traffic to FILE (implies -x)
  -p, --local-port=NUM       local port number
  -r, --randomize            randomize local and remote ports
  -s, --source=ADDRESS       local source address (ip or hostname)
  -t, --tcp                  TCP mode (default)
  -T, --telnet               answer using TELNET negotiation
  -u, --udp                  UDP mode
  -v, --verbose              verbose (use twice to be more verbose)
  -V, --version              output version information and exit
  -x, --hexdump              hexdump incoming and outgoing traffic
  -w, --wait=SECS            timeout for connects and final net reads
  -z, --zero                 zero-I/O mode (used for scanning)

Remote port number can also be specified as range.  Example: '1-1024'

Luca sorrise, “Funziona! Non mi resta che vedere le altre funzionalità e programmi già presenti sul router e farmi venire qualche buona idea. In fondo non ho voglia di reinventare la ruota, e poi devo conoscere meglio l’ambiente in cui andrò a programmare…”

Eccoci di nuovo a oggi.

“Accidenti, potevo non giocherellare con i tool della Texas Instruments per la configurazione del firmware! Ora il router é andato e naturalmente la Trust non documentazione veramente utile…”

Riposa In Pace

Riposa In Pace

NDA: In effetti fin qui la storia é basata su fatti realmente accaduti. Purtroppo il Router é andato in pensione prima del tempo, e a dire la verità non ho ancora ben capito cosa ha provocato i danni alla memoria flash. Questi dispositivi sono abbastanza delicati, quindi evitate di eseguire comandi o azioni di cui non conoscete perfettamente il funzionamento. Adesso il router é accessibile solo tramite adam2 (http://www.beyondlogic.org/nb5/ADAM2_bootloader.htm), quindi se qualcuno con lo stesso modello vuole aiutarmi ad aggiustarlo (dovrebbero servirmi solo alcuni valori di configurazione) può mandarmi una mail…

“Eccoci arrivati!”, pensò Luca. L’insegna di PrCant, il suo spaccio hardware di fiducia, lo invitava ad entrare. Era amico col titolare del negozio da qualche anno, e avevo svolto diversi lavori per lui, facendosi perlopiù pagare in natura (un consiglio per i rivenditori di hardware. Se avete bisogno dell’aiuto di qualche geek informatico, avete mai provato a offrirgli i giocattolini che vendete al posto del denaro? La reazione potrebbe sorprendervi).

“Come mai da queste parti? Cosa hai distrutto questa volta?”, il titolare conosceva le tendenze di Luca. “Hei, non scherzare! Comunque questa volta non é stata colpa mia ;). “Si, come no… Comunque a me non interessa, altrimenti non ti vedrei così spesso nel mio negozio. Da solo costituisci il 30% del mio business!” e fece l’occhiolino a Luca che già si dirigeva allo scaffale dei Modem adsl.

Scelse un DSL-2542B, uno degli ultimi modelli D-Link. L’apparecchio era molto più potente del precedente e il prezzo non era eccessivo. Oltre al fatto che i prodotti D-Link sono ampliamente documentati e modificati dalla comunità open source.

Il DSL-2542B in tutto il suo splendore

Il DSL-2542B in tutto il suo splendore

Di nuovo a casa…

“Diamo un’occhiata al nuovo Router…”

Main Menu

1.  ADSL Link State
2.  LAN
3.  WAN
4.  DNS Server
5.  Route Setup
6.  NAT
7.  Firewall
8.  Quality Of Service
9.  Management
10. Passwords
11. Diag
12. Reset to Default
13. Save and Reboot
14. Exit
 ->

“Umm… Mi appare questo menù. Le opzioni le conosco già perché sono quelle dell’interfaccia web.”

 -> foo
foo: not found

Hit <enter> to continue

“Provando a inserire una parola a caso mi dice che il file non é presente. Vuoi vedere che…”

 -> sh
app: sh

BusyBox v1.00 (2008.01.04-02:23+0000) Built-in shell (msh)
Enter 'help' for a list of built-in commands.

#

“Bene, ora ho la mia shell. Busybox sembra molto più recente rispetto al Trust. Vediamo meglio le caratteristiche del sistema”

# cat /proc/version
Linux version 2.6.8.1 (jenny@FD5) (gcc version 3.4.2) #1 Fri Jan 4 10:19:37 CST 2008
# cat /proc/cpuinfo
system type             : 96338W
processor               : 0
cpu model               : BCM6338 V1.0
BogoMIPS                : 239.20
wait instruction        : no
microsecond timers      : yes
tlb_entries             : 32
extra interrupt vector  : yes
hardware watchpoint     : no
unaligned access                : 4551171
VCED exceptions         : not available
VCEI exceptions         : not available

“Wow. Rispetto al vecchio router é un bel passo avanti! Ci gira anche un Kernel 2.6!”,  infatti la maggior parte dei device in commercio utilizza un Kernel 2.4.x. “Con questo si che mi posso divertire… Umm… Forse é meglio evitare di rompere subito anche questo modem, dovrei prima fare pratica con qualcosa di sacrificabile…” Dopo qualche secondo un sorriso maligno gli comparì sul volto.

Router discovery

“Ho bisogno di trovare un router che offra un interfaccia a linea di comando accessibile via internet e che faccia girare Linux. Ormai questi dispositivi vengono tutti configurati tramite interfaccia web, quindi potrei usare uno scanner di server web…” Luca si ricordò di un programma rilasciato di recente che faceva proprio quello che gli serviva. Il programma era HttSquash rilasciato insieme alla suite di strumenti Complemento, di cui ora era disponibile anche un’interfaccia grafica. Scaricò e compilò il programma. “Bene, ora devo solo decidere su che reti fare la scansione”. Optò per reti vietnamite: di sicuro non ci sono accordi per l’espatrio dei criminali… “Ok, range ip 123.20.1.1-255, porta 80 e secondi 2. Iniziamo la scansione… “

Risultato della scansione

Risultato della scansione

“Accidenti, su queste reti c’é di tutto! Telecamere di sorveglianza, router, stampanti… E sono tutte accessibili al di fuori della rete locale, esposte a ogni genere di attacco. Di certo in alcuni paesi asiatici non si é ancora sviluppata una certa consapevolezza dei rischi.”

NDA: In effetti questo é vero. Alcuni paesi del mondo sono una vera manna per chi vuole creare botnet e quant’altro perché le misure di sicurezza, specie per le piccole aziende e per gli utenti domestici, sono qualcosa di sconosciuto. In questo caso vediamo una gran quantità di networked devices accessibili via internet. Ma se ci si riesce a far girare programmi sopra, che differenza rimane tra un router e un computer infetto? La differenza di potenza della cpu? In questi casi non é richiesta…

“Non mi resta che tentare con qualcosa di banale, vediamo se hanno cambiato le password di default…” E dopo uno, due, tre e quattro dispositivi che non apponevano la minima resistenza Luca pensò “Questo posto é una miniera d’oro! Potrei semplicemente portare un programma per il controllo remoto su questi dispositivi e avrei la mia botnet personale: é come rubare caramelle a un bambino!” Ma, Luca non era il tipo interessato a queste cose, preferiva sperimentare solamente con la programmazione senza rischiare di rendere inutilizzabile il suo hardware. Comunque sperimentò lo stesso qualche trucchetto con netcat.

“Proviamo con una scansione della rete locale”

# ping 192.168.1.5
PING 192.168.1.5 (192.168.1.5) 56(84) bytes of data.
64 bytes from 192.168.1.5: icmp_seq=1 ttl=64 time=0.095 ms
64 bytes from 192.168.1.5: icmp_seq=2 ttl=64 time=0.080 ms
...

“Bene questo host é attivo. Scarichiamo netcat con tftp e proviamo le sue funzionalità di port scanning”

 # ./nc -z -v 192.168.1.5 1-1000
(UNKNOWN) [192.168.1.5] 135 (loc-srv) open
(UNKNOWN) [192.168.1.5] 445 (microsoft-ds) open
(UNKNOWN) [192.168.1.5] 5000 (?) open

“Hehe, sembrerebbe un sistema windows. Potrei usare la funzionalità di port forwarding per connettermi a un host interno, e dalle porte che ho visto magari ci sono delle condivisioni accessibili con Samba. Ma ho in mente di meglio…” E digitò:

# ./nc -p 4444 -L whatismyipaddress.com:80

Poi puntò il suo browser all’indirizzo del router, porta 4444. Questo é ciò che ottenne:

General Information

    Hostname: 123.20.1.4
    ISP: VietNam Post and Telecom Corporation
    Organization: Ho Chi Minh City Post and Telecom Company (HCMPT)
    Proxy: None detected
    Type: Cable/DSL
    Blacklist:

Geo-Location Information

    Country: Vietnam
    State/Region: 20
    City: Ho Chi Minh City
    Latitude: 10.75
    Longitude: 106.6667
    Area Code:

Geo-Location Map

“Ed ecco a voi un proxy a basso costo e ad alta velocità! Si, la vita é decisamente facile per i cracker…” Ma era quasi ora di cena, e avendo pranzato in maniera frettolosa il suo stomaco si lamentava. “Per oggi basta giocare! Vediamo se mi é rimasto qualcosa di precotto in freezer” e detto questo, premette CTRL+ALT+L e si diresse in cucina.

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